Vaccino anticancro, lo stato delle cure

La creazione di un vaccino capace di prevenire il cancro è il sogno ambizioso di centinaia di scienziati, ma occorre ancora del tempo prima che venga preparato e perfezionato e quando lo sarà, non basterà un singolo vaccino profilattico, bensì parecchi, uno per ciascuno dei diversi tipi di cancro con una provata eziologia virale.

Il primo a essere studiato è stato un vaccino per prevenire un tipo di cancro indotto da un virus assai frequente in estremo oriente: il cancro naso-faringeo, o cancro del naso e della gola. Il virus fortemente sospettato di essere correlato a questo tumore e ad un altro che colpisce i linfonodi della regione mandibolare e cervicale, ovvero il linfoma di Burkitt, è il virus di Epstein-Barr.

I ricercatori sono riusciti a isolare quattro tipi di molecole proteiche situate sulla superficie della particella virale. Si spera che questi antigeni in forma purificata possano essere usati per stimolare la formazione di anticorpi specifici in modo che, se il paziente fosse esposto, in anni successivi, ad un’infezione del virus di Epstein-Barr, i suoi meccanismi immunitari sarebbero comunque in grado di distruggerlo e, quindi, di prevenire l’insorgenza del tumore. Nel 1976, uno dei scopritori del virus, il professor Michael Epstein, avanzò l’ipotesi che si potesse combattere il linfoma di Burkett con un programma sperimentale di vaccinazione, nella speranza che fornisse utili indizi sulla validità di questa misura profilattica nei confronti di altri più comuni tipi di cancro a presunta eziologia virale. L’ira di Epstein era suffragata dalla constatazione che questo linfoma si manifesta quasi sempre in bambini con età inferiore a 7 anni, pertanto il programma di vaccinazione avrebbe potuto offrir qualche risultato e fornire una misura delle potenzialità del vaccina all’incirca entro dieci anni dalla sua sperimentazione.

Purtroppo, il suggerimento di Epstein non può essere applicato in quei casi in cui il cancro insorge a tarda età dal momento che i risultati del programma di vaccinazione richiederebbero un lungo periodo di tempo per rivelarsi. C’è comunque da dire che fino a pochi decenni fa la componente antigienica del virus non poteva essere prodotta in forma sufficientemente purificata da essere efficace come agente protettivo. Il cancro all’utero, la forma più grave e diffusa, di tumore provocato dal virus è da anni al centro delle sperimentazioni del prof. Veronesi. Secondo lo stesso, l’utilizzo del siero dello scorpione, pubblicizzato anche in alcuni programmi televisivi, sta un po’ tradendo le speranze.

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