perché ci piace la velocità

Perché ci piace la velocità

il fascino della velocità non è nuovo o assimilabile al secolo scorso, quando l’uomo ha iniziato a raggiungere velocità davvero impensate. In realtà il bisogno di andare veloci nasce già con l’invenzione della ruota. Se ci pensate bene, questa invenzione, nonostante sia sorta nell’ambito del lavoro dei campi, ha trovato la sua necessità proprio nel bisogno di sveltire i trasporti e gli spostamenti. Certo, la velocità dei primi carri non era nulla in confronto a quella raggiunta oggi dalle nostre auto in autostrada, per non parlare degli aerei da caccia o dei razzi spaziali.

La necessità della velocità agli uomini veniva anche dalla osservazione della natura: non erano certamente gli animali più veloci in circolazione. I felini li superavano senza problemi, anzi, la stragrande maggioranza dei mammiferi ci surclassa, per non parlare degli uccelli. C’era insomma curiosità intorno a questo fatto, anche se oggi possiamo dire che la velocità è più una ossessione. Tanto che abbiamo dovuto introdurre i limiti nelle strade, dal momento che è la prima causa degli incidenti.

L’ossessione con la velocità è in linea con i nostri tempi, esageratamente veloci. Oggi la lentezza viene disprezzata. Essere lenti è sinonimo di essere stupidi. Si dice di una persona intelligente che è svelta, cioè che pensa velocemente. Abbiamo quindi delle competizioni che non fanno altro che premiare il più veloce. In atletica leggera premiamo il più veloce dei centometristi, ma anche colui che arriva primo nella maratona. Premiamo chi arriva più velocemente a coprire una distanza: il Tour de France viene vinto dal ciclista che è arrivato a Parigi nel minor tempo. Lo stesso vale per il rally o la Formula Uno. Il nuoto e altre discipline sportive a tempo, come le corse dei cavalli o il pattinaggio su ghiaccio, premiano sempre l’atleta più veloce.

Le pubblicità delle macchine quasi sempre insistono su questi aspetti, anche se esistono i limiti di velocità. Le qualità delle persone vengono spesso misurate nella velocità di esecuzione di un compito. La stessa catena di montaggio viene introdotta in fabbrica per contingentare i tempi di assemblaggio e produzione, cronometro alla mano. Eppure, se guardiamo bene da vicino, la velocità è quasi ovunque un rischio: in auto riduce i tempi di reazione, in aereo può portare a decompressioni e a cattive valutazioni, caricare i razzi di di carburante incendiario, perché possa raggiungere velocità tali da superare la forza della gravità terrestre può condurre a gravissimi incidenti.

Uno studio basato sul comportamento umano, realizzato nel 2009, ha misurato i livelli di testosterone dei partecipanti: un gruppo guidava una macchina sportiva, un altro una normale berlina. Gli sperimentatori hanno poi fatto guidare i due gruppi prima in delle strade nelle quali c’erano più donne, poi in una strada deserta. Lo studio ha dimostrato che chi guidava la macchina sportiva aveva livelli più alti di testosterone. L’aspetto sensazionale è che la presenza delle donne non influiva sui livelli, segno che era la velocità della macchina, la sua caratteristiche di auto potente a innalzarne i livelli.

Cosa succede quando andiamo veloci?

La sensazione l’ha provata chiunque si sia trovato a spingere sull’acceleratore, ad esempio, per un sorpasso. Basta pigiare sul pedale che si avverte subito una scarica di adrenalina. La pressione sanguigna sale immediatamente, il battito del cuore aumenta, si avverte uno strano formicolio, come un brivido, sulle braccia. Questi effetti sono molto più pronunciati negli uomini che nelle donne, a causa della presenza di più testosterone. È anche il motivo per cui gli uomini sono mediamente meno prudenti delle donne al volante.

A giocare un ruolo è anche la dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nel processo di ricompensa: ogni volta che facciamo qualcosa di piacevole, il cervello rilascia dopamina, trasmettendoci quella sensazione di euforia accompagnata all’azione.

Ma non dipende solo dal testosterone: dal punto di vista personale ci si sente appagati dalla velocità, intrigati, come se stessimo raggiungendo un limite inconscio. La macchina che guidiamo diventa una propaggine della nostra personalità. Come se portassimo una spada o stessimo esibendo una corona. Dal punto di vista maschile questo pensiero è preponderante: possedere un’auto sportiva aumenta la mascolinità e fa pensare agli uomini di avere più successo presso il pubblico femminile. Se ciò riveli un difetto di fabbricazione del maschio non si sa, ma è bene considerare il tutto quando si dice che gli uomini pensino esclusivamente alle donne e alle macchine.

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