Mangiare alghe, ma davvero si può?

La nutrizione a base di alghe marine non si è mai diffusa nel mondo occidentale, eppure secondo alcuni studiosi, essa potrebbe diventare fondamentale e indispensabile nei prossimi decenni, con la desertificazione che avanza e sempre minori aree destinate all’agricoltura. L’uomo sa da tempo che le alghe, al pari di qualsiasi sostanza organica, sono un’utile fonte di energia. L’assunzione di alghe a scopo alimentare è probabilmente esistita fin da quando gli esseri umani hanno vissuto sulle coste soggette a maree. Ma è solo negli ultimi decenni che un senso di urgenza, incoraggiato dalla scarsezza delle risorse tradizionali, sta spingendo gli scienziati, gli ecologi e i nutrizionisti a valutare le prospettive alimentari di queste piante marine. Per alga marina si intende in termini popolari le più vaste specie di alghe rosse e alghe verdi, che vediamo crescere nei fondali dei nostri mari.

I carboidrati, i sali minerali essenziali e gli oligoelementi che fanno dell’alga marina una nutritiva aggiunta alla dieta umana, sono altrettanto validi per l’alimentazione degli animali e per questo motivo le alghe possono essere usate fresche, secche e lavorate in mangimi per il bestiame. In Islanda, pecore, mucche e cavalli, pascolano sulle spiagge per gran parte dell’anno, ed alcuni ovini locali delle isole Orcadi, non brucano altro che alghe.

In Norvegia, Danimarca e scozia, esistono industrie per la produzione di cibi a base di alghe. Il maggiore impiego delle alghe nell’agricoltura è come fertilizzante; la fonte principale è data dalle voluminose Feoficee, che possono essere affondate nel terreno in grandi quantità, fresche o secche. Il prodotto essiccato può essere trasformato in mangimi, o lavorato in concime liquido. Alcune alghe possiedono un alto contenuto di carbonato di calcio che le rende utili in suoli particolarmente acidi o torbosi. Tutte le alghe, infine, sono ricche di azoto e di carbonato di potassio.

Ma sono le qualità particolari del fuco gigante del Pacifico, un’alga molto diffusa in quell’oceano, a simulare l’interesse e l’entusiasmo di quanti operano nel settore dello sviluppo delle fonti bioenergetiche. Il fuco si accresce in foreste marine lungo la striscia costiera del Canada, degli USA e del Messico. La pianta, che fra tutte le alghe è la più grande, può raggiungere, in condizioni ottimali di apporto nutritivo, di temperatura dell’acqua o di illuminazione, una lunghezza di 70 metri, crescendo al ritmo di mezzo metro al giorno. Dopo circa quattro mesi, i finimenti assumono la forma definitiva. Una foresta di fuco i rigenera completamente ogni due anni, quindi rappresenta una valida fonte di energia rinnovabile, grazie alla sua velocità di crescita e di rinnovamento associata al grande volume di materiale organico implicato, che attira gli esperti del settore. Oggi questo tipo di alga viene principalmente raccolto e lavorato come mangime animale. Per quanto riguarda l consumo umano, degli studi hanno provato che le donne che mangiano troppe alghe nella loro dieta, con insalate in stile giapponese, vedono aumentato il rischio di cancro alla tiroide. Un’insalata di alghe particolarmente apprezzata è proprio il Wakame, raffigurato nella foto.

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