L’origine del linguaggio nell’uomo

L’uomo si differenzia dalle altre specie animali per tante cose, una delle più importanti è il linguaggio. Non che gli altri animali non comunichino tra di loro in forma verbale, ma non lo fanno nel mondo ricco e articolato con il quale lo facciamo noi.

L’origine del linguaggio ha da sempre affascinato i glottologi, gli storici e gli antropologi. Secondo questi studiosi l’origine si deve a una forma sempre più raffinata di stati emotivi espressi attraverso l’uso di suoni rozzi all’inizio, che spesso erano onomatopeici. L’origine del linguaggio a partire da un’unica tribù è ovviamente scartata, perché è stato dimostrato che l’evoluzione umana, tecnologica e scientifica, procede a balzi da una parte all’altra del mondo e non vi è mai stato un unico popolo innovatore. Secondo altri – teoria che trova riscontro e seguito – il linguaggio non sarebbe altro che una naturale prosecuzione fonetica e vocale dei gesti manuali. Sostituendosi lentamente ai gesti in contemporanea con l’uso degli utensili: siccome l’uomo aveva assunto la posizione eretta e doveva tenere per mano gli utensili, non poteva più gesticolare, motivo per cui doveva chiamare le cose con un nome. Anche oggi usiamo i gesti per rinforzare dei concetti.

L’interpretazione evolutiva e genetica del linguaggio offre numerosi spunti di riflessione. Secondo alcuni studiosi, il meccanismo che porta un bambino di meno di due anni a usare le prime forme di linguaggio avviene tramite degli stimoli ambientali. Lo stadio di maturazione completa arriva fino alla pubertà, tanto che Chomsky, il celebre linguista, si riferisce al linguaggio come un vero e proprio organo mentale, che si sviluppa con l’acquisizione della spazialità e delle specifiche dell’ambiente.

Va detto che ormai sappiamo che il linguaggio umano non si racchiude entro i confini delle parole. Anzi, gli studiosi della comunicazione neurolinguistica sono disposti a concedere che almeno il 70% della comunicazione umana sia non-verbale, affidata a gesti, posture, espressioni, sguardi. I fenomeni comunicativi del nostro corpo, secondo altri studi, influiscono persino sull’equilibrio ormonale, comunicando e anticipando uno stato d’animo al nostro interlocutore. La mimica e i gesti sono considerati un vero e proprio codice, che spesso non ha bisogno di tante interpretazioni.

Un settore completamente differente è quello dei linguaggi artificiali. Oggi siamo arrivati a interagire con i telefonini che interpretano adeguatamente le nostre richieste, per esempio quando dobbiamo conoscere qualcosa interrogando un motore di ricerca o un sistema operativo. Il linguaggio utilizzo è standardizzato, ma col tempo sta diventando sempre più sfumato, in grado di fornire risposte rinvenibili dai database informatici che mettiamo a disposizione.

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