La psicologia online va bene, ma con dei limiti precisi

L’interesse per la psicologia è molto ampio, prova ne sia la diffusione anche nei mass media, di figure esperte chiamate a fornire il loro parere sul comportamento di un individuo, rendendo come si può dire? disponibile per il pubblico più largo possibile i ritrovati delle ricerche sperimentali. La diffusione della psicologia, sia essa cognitiva e dello sviluppo, sociale, fisiologica trova un successo sempre crescente anche nel web, non sono pochi i siti internet di psicologi online che forniscono un aiuto psicologico importante (psicohelp.it), anche in termini di un breve parere. Questa forma di consulenza è probabilmente una delle migliori prospettive che ha la professione, che spesso viene messa in discussione non tanto per la mancanza di scientificità di certe asserzioni (errato, visti gli ampi investimenti in ricerca, per esempio negli USA), quanto per la difficoltà di trovare uno sbocco professionale concreto, che monetizzi anni di studio e sacrificio. La figura dello psicologo online non va comunque confusa con quella del coach. Mentre è possibile che lo psicologo abilitato faccia il coach, per ampliare appunto il proprio interesse professionale, allargando gli orizzonti delle sue ricerche e delle applicazioni connesse alla psicologia cognitiva, non è assolutamente accettabile che un coach privo di titolo di studio nel campo si improvvisi psicologo, basando la sua consulenza su tre facili concetti reperiti da un manuale americano, tradotto di sfuggita da qualche casa editrice specializzata in PNL. La faccenda potrebbe avere gravi risvolti se ci si affida a personaggi privi di requisiti accademici, quando abbiamo a che fare con il comportamento del bambino, ovvero la psicologia dello sviluppo.

L’attenzione per questo settore della psicologia in costante allargamento, inizia sin dai primordi della disciplina, in concomitanza con due fondamentali aspetti del pensiero moderno che si concretizzano nel secolo XIX: da un lato il diffondersi dell’ottica evoluzionistica che, in termini appunto di sviluppo, vede le vicende della filogenesi e quelle dell’ontogenesi; dall’altro lato il destarsi dell’attenzione (anche in senso “umano” prima ancora che scientifico, sociale, giuridico, psicologico e pedagogico) per il mondo del bambino, per il bambino in sé, in quanto persona e non come semplice adulto in divenire o in miniatura. La psicologia dell’età evolutiva di oggi tende così a comprendere e a integrare questi due aspetti: ad essere vale a dire psicologia dello sviluppo della vita psichica nei suoi processi e nelle sue strutture, e psicologia del bambino in senso lato, come persona che si sviluppa nell’insieme di tutte le situazioni problematiche che vi si collegano. L’idea di evoluzione che si diffonde largamente in psicologia tra la corrente di Herbert Spencer e le ricerche di Darwin, trova ben presto un allargamento nella tesi (sostenuta intorno agli anni 1860-1870 da Haeckel) che in qualche modo l’evoluzione filogenetica sarebbe come ricapitolata nelle tappe dello sviluppo individuale. A inizio del secolo scorso vedono la luce da parte di vari studiosi opere fondate sull’osservazione sistematica attraverso il tempo dei loro stessi figli; si consolida così un’ottica particolare, con un’analisi dettagliata nel tempo, studiando il soggetto lungo una serie di metaforiche diapositive. A questi studi si affiancheranno nel tempo analisi più trasversali, con ricerche in campo aperto su gruppi di bambini di diverse età, in modo da consentire confronti fra varie tappe di sviluppo, con adeguati gruppi di controllo. Queste due ottiche, se fondate sull’osservazione minuziosa e dettagliata e su contatti approfonditi col bambino, limitano forzatamente il numero di casi presi in considerazione.

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