I pericoli dell’aterosclerosi

Con il termine di aterosclerosi si intende identificare una forma localizzata di arteriosclerosi, che interessa le arterie di grand e medio calibro. L’aterosclerosi si manifesta morfologicamente con tipiche lesioni nodulari che si annidano nel une vascolare alterano il flusso sanguigno locale, interferiscono con le funzioni di trasporto e la capacità di rimodernamento della parete arteriosa e vengono denominate placche arteriosclerotiche oppure ateromi. Negli ultimi decenni è risultato chiaro che la formazione delle placche è un processo complesso,c he sopravviene per gradi: da lesioni inziali, già documentabili a volte nell’età infantile o nell’adolescenza, si passa a lesioni intermedie e poi alle vere e proprie placche, più o meno complicate da necrosi, ulcerazioni e trombi. È risultato altrettanto chiaro che questo processo progressivamente più grave nasce da molti fattori e che questi pesino diversamente da caso a caso. Per questo motivo si parla sempre con maggior frequenza di malattia arteriosclerotica, quasi a significare i caratteri di cronicità e di variabile presentazione clinica.

Le placche aterosclerotiche sono distribuite in modo irregolare nell’albero vascolare, anche del malattia va sempre considerata più diffusa di quanto si possa individuare nella diagnosi. L’aorta, in particolare il tratto addominale, è coinvolto pressoché sempre, ma le manifestazioni cliniche, almeno quelle iniziali, riguardano di regola distretti vascolari più periferici, per esempio quelli degli arti inferiori, o quello encefalico o ancor di più l’apparato coronarico.

Il più comune fattore predisponente per l’infarto del miocardio è la presenza a livello coronarico di placche che riducono significativamente il lume vascolare. Studi agiografici hanno dimostrato la presenza di stenosi coronariche in circa il 90% dei pazienti infartuati. Studi autistici hanno dimostrato che l’estensione dell’aterosclerosi coronarica è mediamente maggiore nei pazienti deceduti per infarto rispetto a quelli di pari età deceduti per cause non cardiache. La più frequente causa precipitante dell’infarto quando vi sono placche che ostruiscono le arterie è la trombosi con successiva occlusione del condotto. In effetti quasi tutti i pazienti che subiscono un infarto hanno questo tipo di occlusione. Si può quindi dire che l’aterosclerosi abbia in sé un doppio rischio di riduzione critica del flusso di sangue nelle arterie:: quello insito nel numero, forma e dimensione delle placche e quello dovuto alla formazione di trombi.

Per evitare la formazione di placche bisogna osservare una dieta sana, che non esageri in grassi e che non favorisca l’aumento del colesterolo cattivo, evitando fumo, alcol e stravizi tipici di una dieta sregolata. Aiuta molto il movimento in quanto l’ossigenazione continua dei muscoli e degli organi mantiene il sistema cardio-circolatorio attivo, evitando una vita troppo sedentaria.

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