I benefici del digiuno a intermittenza

La ricerca di una dieta perfetta ha portato la ricerca verso nuovi territori. Uno di questi è la riscoperta del digiuno. Il digiuno a intermittenza (in inglese Intermittent fasting) è il nome dato dagli esperti alla pratica di rimanere senza mangiare per un certo numero di ore. In realtà noi umani lo facciamo già quando dormiamo. Non a caso traiamo i massimi benefici la notte, durante le ore di riposo. Una persona normale mangia la cena verso le 20 e fa colazione verso le 7, le 8 frapponendo 12 ore tra un pasto e l’altro. Durante il giorno questo significherebbe fare colazione alle 8 e saltare il pranzo. Come pratica puramente umana il digiuno è conosciuto da sempre, sia per motivi religiosi, sia perché iscritto nel nostro DNA. Non deve ingannare l’abitudine alimentare creatasi nell’era del benessere.

Secondo delle ricerche ormai concordanti, il digiuno a intermittenza incontri i canoni della riduzione calorica, propugnata dagli esperti come panacea anti-invecchiamento. Esso comporta i seguenti benefici.

  • La riduzione dei grassi nel sangue, con contestuale minor presenza di colesterolo cattivo e trigliceridi.
  • Regolazione della pressione sanguigna
  • Diminuzione dei marcatori dell’infiammazione nelle cellule (curando i processi infiammatori anti-immuni)
  • Diminuzione dello stress ossidativo (principale responsabile dei segni precoci di invecchiamento)
  • Diminuzione di rischio di contrarre tumori

Inoltre il metabolismo viene regolato migliorando.

  • Il controllo dell’appetito e rendendo il cervello molto meno schiavo dello zucchero, principale fattore di ingrassamento, attraverso dei cambiamenti nella grelina.
  • Controllo dei livelli di zucchero nel sangue, si abbassa il livello di glucosio nel sangue, migliorando la risposta ai picchi di insulina.
  • Miglioramento delle funzioni cardiovascolari, diminuendo il rischio di ischemie
  • In ammalati di particolari tumori è stata notata una migliore risposta ai cicli di chemioterapia, che colpiscono principalmente il sistema immunitario
  • Miglioramento della neurogenesi e della plasticità neuronale (rallentato decadimento dei neuroni, miglior “riscrittura” degli stessi)

A prima vista dunque il digiuno a intermittenza sembrerebbe far bene in lungo e in largo. Esso viene proposto anche come strumento di dimagrimento, non solo di controllo dell’alimentazione. Per tutta la comunità scientifica, ormai non ci sono dubbi, le cause principali dei tumori non riconducibili al fumo, all’alcol e all’esposizione di elementi tossici, deriva quasi sempre dallo stile alimentare. Diminuire le calorie sembra la miglior risposta, farlo adottando un regime di digiuno aiuta a vivere di più per gli effetti antifiammatori e di regolazione del sangue e dei livelli di zuccheri (abbassa l’incidenza di diabete e delle malattie degenerative).

Ma se fa così bene come mai non lo adottano tutti? Innanzitutto non è facile, e poi per ottenere questi benefici bisognerebbe digiunare almeno 20 ore. Chi ha aderito alla pratica restringe l’orario di alimentazione in una finestra che va dalle 4 alle 8 ore, lasciando libere dalle 20 alle 16 ore senza mangiare. Saltando la prima colazione, tra cena e successivo pranzo, per esempio, intercorrono 18 ore se si pranza alle 14 e si cena alle 20. Ma quello che conta di più è il principio del mangiar meno, del rinunciare a cibi confezionati e del saper resistere alla fame: il nostro organismo si regola, con un beneficio complessivo nel corso del tempo.

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