Fumo e aspettativa di vita: dei numeri interessanti

In molti sono convinti che il fumo faccia male solo limitatamente ad alcuni organi, come ad esempio il cuore o i polmoni. Ma la scienza ogni giorno ci avvisa del contrario: il fumo anche se non genera alcuna specifica patologia a un determinato organo, già solo per il fatto di persistere per anni, come abitudine cronica, accorcia la vita di una discreta percentuale. I danni da fumo di sigaretta sono stati talmente documentati, scientificamente, che sono alla base delle sproporzionate richieste di risarcimento che si sono viste in America durante tutti questi anni. Richieste quasi sempre accolte anche di fronte al fenomeno del “fumo passivo”.

I danni da fumo sono associati anche all’età: minore è l’età in cui si inizia a fumare, maggiori sono le conseguenze nel tempo. È stato ampiamente dimostrato che per esempio, i rischi di attacco cardiaco associato tra i fumatori, è almeno il doppio per quelli di 60 anni, ma matura cinque volti di più nei soggetti sotto i 50 anni. Questo perché minano alla base gli anni “sani” della giovinezza, mentre gli over 60 sono comunque già entrati nella fase della degenerazione cellulare. I fumatori abituali hanno più possibilità di ammalarsi di malattie non letali, ma che comunque danneggiano la propria vita sociale e quotidiana, come l’osteoporosi, la disfunzione erettile, problemi al cavo orale e ai denti, cataratte e infertilità, col rischio di bruciare il proprio corredo genetico. Soprattutto le donne in gravidanza arrecano gravi danni al feto, inducendo una riduzione del peso del neonato e aumentando le chance di morte prematura. Gli stessi danni si hanno con il fumo passivo. Inoltre vanno considerati i costi straordinari che ricadono sulla collettività per le cure cui si devono sottoporre i malati, in regime di welfare state come il nostro.

Ovviamente smettere di fumare comporta dei benefici. Ma non tutti i fumatori sono avvertite del fatto che i benefici si avvertono fin dal primo giorno. Sicuramente nel lungo periodo si apprezzano meglio quelli relativi all’aspettativa di vita. Ad esempio: un ex fumatore vede diminuire il rischio di contrarre il cancro al polmone del 50% rispetto a chi continua di fumare, nei successivi 10 anni. È una percentuale significativa. Il rischio di contrarre altre forme tumorali, come al cavo orale, ad esempio, praticamente scompare con la cessazione del vizio. Infine una notizia straordinaria per i più giovani: chi smette di fumare prima dei 35 anni in pochi anni riacquista le stesse probabilità di ammalarsi dei non fumatori.

 

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