Cosa sono i farmaci psicotropi

Gli stress e il ritmo frenetico della vita quotidiana nelle società moderne sono stati ritenuti responsabili del vasto aumento delle prescrizioni di farmaci ansiolitici e tranquillanti registratosi a partire dagli anni Settanta. Il bisogno di farmaci psicotropi ha raggiunto sempre nuovi record, tanto che i responsabili politici dei paesi lanciano l’allarme per gli eccessivi costi sul sistema sanitario.

La necessità clinica però si manifesta quando i farmaci abbiano dimostrato la loro effettiva efficacia nel trattamento di una particolare sindrome. La prescrizione casuale, sebbene rappresenti una sbrigativa via d’uscita per il medico di famiglia, normalmente oberato di lavoro e desideroso di accontentare il malato, è costosa e controproducente. Usati correttamente, tuttavia, i farmaci psicotropi hanno dimostrato una sicura efficacia. Come gruppo, i composti comici annoverati sotto questa classificazione sono altamente complessi e la loro effettiva modalità d’interazione con la biochimica dell’organismo umano è stata solo di recente definita in dettaglio. “Farmaco” è secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, “qualunque sostanza che, introdotta nell’organismo vivente, è in grado di modificare una o più funzioni”. La maggior parte delle turbe psicologiche è di grado lieve, e si manifesta sotto forma di stato d’ansia. La ricerca di farmaci capaci di alleviare questo spiacevole stato di tensione ne ha prodotto una vasta scelta compresi le benzodiazepine (ad esempio il celebre Valium) e i barbiturici. Oggi esistono in commercio decine di derivati, diversi antidepressivi e dozzine di sedativi non barbiturici, normalmente prescritti per gli attacchi di panico e la depressione. Accanto a queste tre categorie si possono considerare gli allucinogeni, di origine più recente, cui viene attribuito la capacità di evocare particolare stati di piacere e che normalmente vengono vietati.

Gli ansiolitici, o tranquillanti minori, sono i farmaci psicotropi che vengono prescritti più diffusamente a un paziente ansioso o che lamenti turbe minime e stati di preoccupazione episodici. Essi vengono sempre più usati quale mezzo di evasione dai reali problemi di tensione, di delusione, di frustrazione, di insoddisfazione della vita familiare di generale infelicità che tanta gente prova. Studi condotti su persone che ricorrono al medico hanno evidenziato che in un’alta percentuale dei casi il consulto è motivato da una sintomatologia che riflette un’ansietà primaria. Uno studio proveniente dalla Scandinavia, fin dagli esordi, aveva dimostrato che un terzo della popolazione adulta presentava sintomi conclamati di ansietà, mentre il cinque per cento aveva sintomi sufficientemente seri da giustificare una diagnosi di “stato ansioso”, cioè di stress acuto. La psicofisiologia dello stress è la chiave per comprendere la terapia a questo stato di cose. Quando lo stress è avvertito a livello cosciente, si verifica una sorta di eccitazione del sistema nervoso centrale, che risponde con forme alternate di iperattività e pigrizia, voglia di fare e stanchezza, confusione e lucidità. Le risposte infiammatorie del corpo possono sfociare in sintomi psicosomatici, che di solito colpiscono i tessuti periferici come i capelli, la pelle (aumento della canizie, rush cutanei e rossori, dolori alle giunture). L’attenzione sui farmaci psicotropi è comunque molto attenta, in quanto spesso creano dipendenza e sono spesso al centro delle cronache, soprattuto per casi molto famosi.

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