Cosa sono gli antibiotici

Di tutti i progressi ottenuti dalla scienza medica nei trascorsi centotrenta anni, forse nessuno ha avuto una così grande influenza come la scoperta degli antibiotici. Armi indispensabili nella lotta contro gravi malattie, essi hanno anche un ruolo importante nella terapia delle finzioni minori. Poche sono le persone nel mondo civile che nel corso della loro esistenza non si siano sottoposte qualche volta a un ciclo di antibiotici: per unanime riconoscimento, l’emergenza di un sempre maggior numero di ceppi di microorganismi patogeni resistenti ha di recente messo sotto inchiesta l’impeto largamente diffuso di questi farmaci. Ciò nonostante, la scoperta degli antibiotici resta uno dei più grandi miracoli della medicina moderna.

Alexander Fleming è stato lo scopritore della penicillina, quasi per caso, nel 1929. Da allora la farmacopea si è arricchita di oltre duemila tipi di antibiotici. Essi sono sostanza antimicrobiche estratte da organismi viventi e classificate come un sottogruppo della varietà di farmaci noti come agenti chemioterapie in quanto capaci di uccidere o di inibire la crescita dei germi patogeni. Il termine antibiotico fu coniato dallo scienziato tedesco Paul Ehrlich già nel 1906, quando si rese conto che ogni malattia umana poteva essere curata mediante l’utilizzo di un proiettile magico, una stanza in grado di ricerca e di uccidere il microbo, lasciando l’ospite indenne.

La penicillina, derivata dal fungo Penicillum notatum, è di gran lunga la più conosciuta e ancora uno degli antibiotici più comunemente usati per prevenire le infezioni e combatterle. Ma l’elenco di farmaci alternativi si è allungato. La maggior parte degli antibiotici naturali è prodotta da una forma di funghi simil-batterici denominati Actnomiceti, e per la verità, almeno il 60% degli antibiotici deriva da questo gruppo di microorganismi (tanto è vero che la denominazione del principio attivo, appunto il fungo, è quasi sempre simile). Non si sa esattamente perché queste microscopiche forme di vita producano sostanze antibiotiche, anche se sono state avanzate diverse ipotesi. Le sostanze in questione sono definite metaboliti secondari, in quanto prodotte non nel primo stadio di crescita del ciclo biologico del microbo, bensì nel secondo: è stato suggerito che esse aiutino a conservare l’energia durante il periodo di inattività. La sintesi di queste sostanze per l’impiego nella medicina si è sempre basata sulla coltivazione in vitro di funghi e batteri, solo poche varietà più semplici si possono riprodurre artificialmente. Non dimeno, è possibile apportare alcune modifiche chimiche al composto naturale per renderlo più simile alla sostanza richiesta.

L’impatto degli antibiotici nella storia dell’uomo è stato rilevante oltre ogni aspettativa: hanno salvato vita, contribuito a superare il tasso di mortalità, ad assicurare un futuro ai bambini e alle persone più anziane, allungando il nostro naturale ciclo biologico. Rimane sempre fermo il problema della resistenza a determinati batteri, tanto che in alcuni casi si parla di super-batteri resistenti in grado di scatenare pandemie, perché non esistono antibiotici in grado di fermarli, a causa dell’uso spropositato che ne facciamo. Ma non dobbiamo disperare: la ricerca medica si è sempre dimostrata capace di sfornare nuove idee e invenzioni.

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