Come funzionano le dipendenze da droghe e simili

Praticamente ogni uomo, donna e bambino del mondo è regolarmente esposto a sostanze potenzialmente pericolose e in grado di creare assuefazione. I recenti progressi conseguiti nella comprensione della natura della dipendenza da sostanze psicotrope, debbono essere di vitale interesse per ognuno.

La tossicodipendenza è un argomento che fa appello alle emozioni, pubblicizzato dai mass media e di crescente interesse per i medici di tutto il mondo. Si pensi al successo di programmi come Breaking Bad, probabilmente la serie tv migliore di sempre, basata sul traffico di metanfetamine. La vera parola dipendenza o assuefazione è in genere peggiorativa, in quanto implica un’intera gamma di pregiudizi, Tuttavia, sarebbe un errore considerare la dipendenza semplicemente in termini di comportamento, dal momento che si ignorerebbe l’importante componente psicologica della condizione. In effetti, molti scienziati e medici preferiscono chiamarla “farmacodipendenza” piuttosto che assuefazione o introdurre la terminologia legata al sostantivo “tossico”. Questo perché mentre la dipendenza spesso induce nelle persone un comportamento anomalo, recenti esperimenti hanno dimostrato che i tessuti isolati, e persino singole cellule nervose, possono sviluppare una dipendenza simile a quella indotta dalla medesima droga o dal medesimo farmaco in un soggetto. Tali studi hanno localizzato il sito dei meccanismi della dipendenza, almeno per quanto riguarda gli oppiacei a livello della singola cellula nervosa.

La dipendenza assume due significati e forme fondamentali: psicologica e fisica. La dipendenza psicologica si instaura quando una persona assume in modo continuo una sostanza che le fornisce una sensazione di benessere o di gratificazione, e diventa infine incapace di affrontare la vita senza il continuo rinforzo di questo benessere farmaco-indotto. Fisicamente, il soggetto può sopravvivere senza la droga, ma non riesce a farlo dal punto di vista emozionale.

Nella dipendenza fisica, o fisiologica, d’altro canto, l’organismo si abitua alla continua presenza del farmaco, al quale diviene perciò assuefatto o tollerante, richiedendo sovente dosi sempre maggiori per produrre lo stesso effetto. Se questo processo di adattamento continua nel tempo, l’organismo inizia a fare affidamento sulla presenza ella sostanza, inquadrandola nel suo normale funzionamento e non può più farne a meno. per meglio dire, se il soggetto smette di assumere il farmaco in questione (o la sostanza), il suo organismo non si riadatta immediatamente alla sua assenza e va incontro ad una varietà di spiacevoli,a volte, fatali disturbi fisiologici, noti nel loro insieme come sindrome da astinenza. La natura di questi sintomi dipende dal tipo di sostanza sottratto all’organismo.

Ad esempio, i sintomi correlati all’astinenza da eroina, cominciano a manifestarsi tra sei e dieci ore dopo l’ultima somministrazione e quindi si fanno sempre più intensi nei due giorni successivi. Il soggetto inizia in un primo momento a sentire stanchezza e brividi, e sbadiglia di frequente, seguono poi vampate di calore e,spesso, il respiro si fa rapido e irregolare. Con il prolungarsi dell’astinenza, la cute assume l’aspetto della classica pelle d’oca, il naso comincia a colare, gli occhi a lacrimare e si va incontro ai primi crampi muscolari. Successivamente possono comparire nausea, sudori freddi, vomito e diarrea. L’irritabilità nervosa si accompagna a questi stati che sono molto simili in altre tipologie di dipendenza, come quella dall’alcool, dalle sostanze sintetiche come la MDMA e recentemente si è visto anche dal fumo e dagli zuccheri in eccesso.

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