Asma in gravidanza: cosa comporta

L’asma consiste in una malattia infiammatoria cronica dei bronchi che causa difficoltà nel respiro, tosse, dolore al torace. Convivere con l’asma, una volta diagnosticata, non è impossibile: un caso particolare è però quello dell’asma in gravidanza, che può sollevare qualche problema nella sua gestione per la salute della mamma e del bambino in arrivo.

Infatti, la respirazione del feto durante la gestazione dipende da quella della madre: ogni condizione che può incidere sulla capacità della madre di respirare bene e correttamente può avere un effetto anche sul bambino, e nei casi più gravi, anche delle conseguenze sul suo sviluppo.

Ecco perché la donna in gravidanza deve porre particolare attenzione alla gestione dell’asma, se sa di esserne affetta, o ai tipici sintomi che possono essere ricondotti a questa patologia, laddove non diagnosticata.

Insieme al medico, è poi possibile scegliere una terapia efficace per tenere sotto controllo lo stato dei bronchi senza incidere sulla salute della madre o del bambino.

L’asma in gravidanza è caratterizzato da una instabilità clinica, che spesso non rende semplice tenere sotto controllo la malattia.

Dal punto di vista statistico, un terzo delle donne che soffrono di asma subiscono un peggioramento delle condizioni nel corso della gestazione, chi soffre di asma moderata può andare incontro ad un peggioramento del quadro clinico. Il 10% delle donne incinte subisce un peggioramento durante il travaglio, ma dopo tre mesi dal parto i sintomi del peggioramento dell’asma declinano sempre di più e si ritorna allo stato precedente la gravidanza.

I rischi dell’asma in gravidanza, specialmente per la salute del feto, esistono ma possono essere tenuti sotto controllo.

Il primo rischio è quello della pre-eclampsia, di parto prematuro, mortalità alla nascita, basso peso del neonato. 

Un problema grave che si può verificare, in caso di grave attacco asmatico, è quello dell’ipossia placentare, vale a dire della riduzione dell’ossigeno alla placenta che può compromettere l’ossigenazione del feto.

Inoltre secondo le statistiche il fatto che la madre soffra d’asma è collegato ad un lieve aumento delle anomalie congenite del bimbo, non si ha ancora stabilito se ciò dipenda o meno dall’assunzione di farmaci nel primo trimestre di gravidanza o se dipende dall’asma in sé.

L’asma va trattato nel corso della gravidanza con terapia farmacologia che va stabilita dal medico e che si basa sui fattori di rischio. Lo scopo del trattamento è quello di impedire che si possano verificare stati di mancanza di ossigenazione al feto, nonché di evitare che la malattia della madre peggiori.

La maggior parte dei farmaci contro l’asma che si usano oggi in gravidanza ha dimostrato di essere del tutto sicuro per la madre e per il bambino. 

La donna dal canto suo deve sempre stare attenta ad un eventuale peggioramento dei sintomi, che devono essere subito comunicati al medico, per evitare gravi attacchi che possano ridurre o anche bloccare l’ossigenazione al bambino causando problemi gravi. (approfondisci)

Il rischio che l’asma peggiori è minimo se la donna si attiene alla terapia farmacologia prescritta dal medico e si rivolge al dottore laddove nota dei peggioramenti: tenere sotto controllo la malattia è il modo migliore per trascorrere una gravidanza serena e sicura..

 

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