Allenare il cervello con le app

Uno dei consigli che ci sentiamo dare più speso è quello di “allenare la mente”. Seguendo questo vecchio consiglio sono nate numerose applicazioni che promettono di tenere in forma il cervello. Non va sottovalutato comunque l’impatto di questo vecchio modo di dire: i neurologi ad esempio ritengono che un buon metodo preventivo per evitare l’insorgere di malattie degenerative sia quello di fare vita sociale, letture e giochi mnemonici o che impegnano il cervello in modo efficace, come l’enigmistica. Ma le app per allenare il cervello servono davvero?

Il cervello è un organo strepitoso, chiunque abbia smesso di fumare se ne può rendere conto. Il motivo per cui noi tendiamo a sviluppare le dipendenze ci ha portato a scoprire che il nostro cervello è plastico, cioè tende a modellarsi sempre nel tempo, riscrivendosi secondo i pattern che i nostri comportamenti hanno stabilito. Smettere di fumare è difficile: il motivo è dovuto al fatto che la richiesta extra di nicotina arriva direttamente dal cervello. Ma una volta che priviamo l’organismo della nicotina in più, il cervello pian piano tende ad adattarsi, riscrivendosi. Si dice che servano 28 giorni di assoluta sobrietà per dimenticare una dipendenza, ma basta poco per riattivarsi. Negli anni però il cervello si è talmente riscritto, che la dipendenza è bella che sepolta. Eppure un giorno fumare ci piaceva così tanto!

Avviene lo stesso con le forme di apprendimento. Il motivo per cui apparentemente si smette di imparare, quando si diventa adulti e si è oltrepassata l’età degli studi dipende dal concorso di due fattori: il primo è che il cervello tende a formare sempre meno nuovi neuroni, il secondo è che “dimentichiamo” ciò che abbiamo appreso perché non lo usiamo più. Nella mia vita devo scrivere spesso per correggere delle bozze. Ho notato, per esempio, che se indugio nella lettura di fonti di scarso valore letterario e lessicale (come le pagine web e le normali fonti giornalistiche) e non su romanzi e scritti di alto livello, il mio lessico ne esce inevitabilmente impoverito. La scarsa attitudine ad apprendere degli adulti è famigerata nel caso dell’informatica. Gli adulti nonostante vantino un’esperienza insuperabile rispetto ai ragazzi con un computer in mano retrocedono alla condizione di analfabeti. Questo perché il loro cervello negli anni si è programmato per un altro tipo di “calcolo”, cioè come una vecchia macchina che usa dei circuiti prestampati e non si vuole arrendere al digitale. Il nostro cervello – in sostanza – ha scritto che deve agire per scorciatoie, riscrivendosi parzialmente nel tempo. Negli adulti la riscrittura è più lenta e più difficoltosa, motivo per cui è difficile ad esempio smetterla coi vizi e le cattive abitudini da adulti e che non bisognerebbe mai passare i 30 anni per smettere con le sostanze psicotrope e dannose.

Tornando alle app, degli studi molto approfonditi hanno rilevato che in realtà gli studi che dimostravano una correlazione tra apprendimento e utilizzo delle app erano stati fatti male e che i benefici riscontrati potevano essere solo attribuibili a un effetto placebo. Io non sono uno specialista, ma a mio parere, dal momento che il linguaggio è una forma espressiva legata a specifiche aree del cervello, è bene rinforzarlo giorno dopo giorno, apprendendo sempre nuovi termini. In una sola frase: leggendo buoni libri.

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